mercoledì 28 aprile 2010

Leader si nasce o si diventa?

Il grande pilota Alex Zanardi, rimasto coinvolto in un tragico incidente, qualche tempo dopo in un'intervista ha detto : "quando mi sono risvegliato senza gambe ho guardato la metà che era rimasta, non la metà che era andata persa!"


E' difficile dire se lui, come molto altri grandi uomini, siano nati leader o lo siano diventati dopo avvenimenti particolari nella loro vita, certo è che ad un certo punto trovandosi davanti ad un decisione hanno scelto di "lead"....guidare, trainare, dirigere! E per essere LEADER spesso si comincia con il guidare, trainare, dirigere sè stessi attraverso decisioni che inevitabilmente orientano il nostro destino e ci conferiscono una forza, una luce, un'energia che trasuda e contagia. E allora si crea LEADERSHIP anche sugli altri.


Anthony Robbins diceva che è nel momento delle decisioni che si crea il proprio destino. Ed io, umilmente, aggiungerei che è nel CORAGGIO delle decisioni che si crea la LEADERSHIP. E se dovessi rappresentare questo concetto, lo farei con questa immagine...







Esistono certamente delle qualità nelle persone che possono determinare una LEADERSHIP innata, ma molte di queste, sono semplicemente delle capacità che possono essere apprese e interiorizzate fino a farle diventare delle qualità proprie.


Chiudo questo breve post sulla LEADERSHIP con delle bellissime parole pronunciate da Nelson Mandela nel 1994 nel suo discorso di insediamento: "La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati. La nostra paura più profonda è di essere potenti oltre misura. E' la nostra luce, non il nostro buio, che ci fa paura. Nel momento in cui permettiamo alla nostra luce di splendere, noi inconsciamente diamo agli altri il permesso di fare lo stesso. Nel momento in cui siamo liberi dalla nostra paura, la nostra presenza automaticamente libera gli altri."


Grazie per la Vostra attenzione...e per ogni commento che arricchirà questo post!
martedì 20 aprile 2010

Il colloquio di lavoro - quali e quante parole


Per affrontare con successo un colloquio di lavoro è indispensabile ricordare che esso non ha un “iter” prestabilito e che, una volta raccolte alcune informazioni fondamentali, al selezionatore interesserà soprattutto capire quale sia il nostro modo di ragionare, di esprimerci, i nostri valori e le nostre aspettative rispetto alla posizione offerta.

La regola da seguire sarà, quindi, il non vivere questo momento come fosse un interrogatorio, rispondendo meccanicamente alle domande, ma il saper instaurare un confronto con il nostro interlocutore, esprimendo, ad esempio, opinioni su noi stessi o su ciò che ci circonda o destando il suo interesse riguardo ai nostri progetti e al modo nel quale intendiamo raggiungerli.

Non dobbiamo indurlo a farsi un’opinione mediocre di noi, fino ad arrivare a considerarci persone prive di iniziativa o di curiosità, che non motivino e non sviluppino le proprie posizioni per l’eccessivo timore di “sbagliare”!

Sarà bene chiarirsi ciò che può apparire ambiguo, ancor prima che ci venga richiesto, anziché scivolare in un “pericoloso” silenzio o trovarci ad annuire di fronte ad affermazioni delle quali non avremo compreso appieno il significato.

Potrà accadere, infatti, che il selezionatore utilizzi una specifica terminologia esclusivamente tecnica e che quest’ultima contribuisca ad allontanarci “psicologicamente” l’uno dall’altro.

Se, da un lato, sarà nostro compito quello di prepararci al colloquio avendo approfondito un vocabolario aziendale essenziale (per lo meno per quanto concerne il nostro campo di interesse e/o di attività), nulla ci vieterà di domandare “esattamente cosa intende per..?” se qualcosa dovesse comunque apparirci poco chiaro od equivoco.

I toni “sfumati” e l’equilibrio, in particolare durante un primo incontro di selezione, saranno in genere i più apprezzati: attenzione dunque al non “sfoderare” giudizi ed affermazioni eccessivamente “forti” o originali!

Anche il “quanto” parlare avrà un suo peso: la sintesi è una dote che l’azienda sicuramente apprezzerà in quanto indicativa del possesso di un metodo, di capacità logiche ed espressive.

Esercizi di Parkinson

images[3] Nella gestione del tempo, l’applicazione delle leggi di Pareto e di Parkinson possono portare a risultati incredibili, come Timothy Ferriss ha provocatoriamente dimostrato con il suo “4 ore alla settimana”.

Iniziare ad applicare in modo pragmatico le leggi è però difficile, soprattutto nelle attività quotidiane. Vediamo un esercizio interessante per Parkinson, di cui ricordo l’enunciato:

“Il lavoro si espande fino ad occupare tutto il tempo disponibile; più è il tempo e più il lavoro sembra importante e impegnativo.”

Cyril N. Parkinson

Per esercitarsi procuratevi un timer (se volete qui trovate il software che uso personalmente: è semplice, gratuito ed efficace) e seguite il seguente PDCA:

PLAN:

  1. decidete qual’è il tempo corretto per svolgere la vostra prossima attività;
  2. avviate il timer e settatelo con il tempo deciso;

DO:

  1. avviate il timer e svolgete l’attività;
  2. cercate di rispettare il tempo deciso o di metterci meno;
  3. evitate distrazioni ed interruzioni;
  4. finite l’attività;

CHECK:

  1. quanto tempo ci avete messo ?
  2. avete sottostimato il tempo ? è stato veramente necessario il tempo in più ?
  3. avete sovrastimato il tempo ?
  4. quali sono state le interruzioni che vi hanno distratto ?

ACT:

  1. è possibile o corretto metterci meno tempo la prossima volta che svolgerò questa attività ?
  2. come evitare le distrazioni che mi hanno interrotto ?
  3. posso automatizzare dei passaggi dell’attività per diminuire il tempo ?

Buon lavoro …..

Cerca nel blog

Caricamento in corso...

Archivio blog

www.forema.it

Feed RSS

Feed RSS (e-mail)

Enter your email address:

Delivered by FeedBurner