mercoledì 7 luglio 2010

Motivazioni



Maurizio Scabbia - maurizio.scabbia@gmail.com
domenica 6 giugno 2010

YourSelf Leadership 2010



Dal diario di una partecipante a YourSelf Leadership 2010:
Tutto inizia una mattina di fine maggio dove due formatori in assetto da spionaggio, due imprenditori curiosi, due manager combattivi ed un project manager imperturbabile vengono incuriositi da una frase di Confucio: ”Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco” annotata su un taccuino.
Sono in un gazebo nel giardino del centro Rafting di Dimaro, in Val di Sole, seduti intorno ad un tavolo. Di fronte a loro il formatore che hanno scelto. Lo conoscono, lo stimano e per questo l’aspettativa è alta.
Ognuno di loro vuole infatti portarsi a casa qualcosa: emozioni, contenuti, spirito di gruppo, capacità di leadership, ecc.
E la frase di Confucio dice loro che perché ciò avvenga dovranno fare, provare, essere attori delle situazioni. Anche perché non possiamo pensare che un leader sia passivo!
Il formatore illustra la metodologia outdoor. Poche parole e subito un esercizio.
I partecipanti si osservano e meditano su quanto potranno essere leader migliori dopo questi due giorni.
Si preparano quindi ad affrontare un duro Orienteering in mountain bike.
Divisi in due gruppi, dotati di cartina, devono raggiungere punti di controllo chiamati “lanterne”. Vince il gruppo che ne documenta di più e in minor tempo.
Un po’ di pianificazione e poi armati di cerate, perché inizia a piovere, i partecipanti scendono velocemente la strada pronti per affrontare la prova che si rivela dura già alla prima salita per non parlare poi della scelta al bivio.
Quali abilità mettere in azione? Faccio da sola, chiedo al gruppo, mi risparmio, mi sacrifico? Il formatore e la guida ci seguono da lontano e osservano. Il debriefing seguente ci mostrerà quanto di efficace poteva essere fatto. Ognuno riflette.
Decidiamo di regalarci una cena che ci faccia sentire gruppo davvero. Gli “strumenti” saranno una chitarra e la voglia di condividere.
La mattina seguente ci vede carichi per ciò che sta per avvenire: il Rafting.
Conosciamo la nostra guida. Adam, australiano, quasi vent’anni di esperienze su gommoni in tutto il mondo. È lui che ci fa il brief. Lo ascoltiamo perché sappiamo che non sarà una passeggiata.
Ci vestiamo (muta, giubbotti, casco…) e sulle jeep ripassiamo mentalmente i comandi.
Finalmente sul gommone, remo in mano. Si parte! Il nostro formatore documenta da un catamarano cosa avviene. Se cercavamo emozioni quello è il posto giusto. Ma nessuno si lascia andare. Siamo concentrati. Adam ci guida e ci regala un momento di pura adrenalina.
Durante il debriefing ciò che viene fuori rispetto ai nostri comportamenti ci aiuta capire quanto sia impegnativo essere un buon leader.
Ancora un lavoro di gruppo e poi i saluti.
Vale la pena di vivere un’esperienza in outdoor? Si, assolutamente sì. Ciò che vissuto (facendo…) è ben impresso nella mia mente. Ho sperimentato abilità e acquisito capacità. E ho energia. Mi sono anche divertita. Quasi quasi ne faccio un’altra!
Susanna Dal Zotto

Future Trends

open innovation ha messo a disposizione questa presentazione che riassume i principali trend che avranno impatto sul business nei prossimi 3-5 anni.
Mi sembra molto interessante da condividere.

Maurizio - maurizio.scabbia@gmail.com
lunedì 31 maggio 2010

Brevetti e sviluppo di nuovi prodotti

La settimana scorsa ho avuto l'occasione di partecipare ad un convegno nel quale esperti internazionali hanno sottolineato ancora una volta l'importanza dei brevetti - se mai ci fosse stato il dubbio - come "strumento" di informazione tecnica al quale una moderna azienda, piccola o grande, non può sfuggire se vuole rimanere competitiva nel mercato internazionale.

Questo convegno, rivolto ad esperti di ricerche brevettuali, mi ha fornito un'importante occasione per un confrono di esperienze assieme ad altri colleghi. Da questo confronto è emerso come troppo spesso le imprese ed i ricercatori abbiamo una scarsa cultura sui temi della proprietà intellettuale. In particolare le imprese considerano il brevetto un documento di importanza esclusivamente legale in quanto assicura al detentore l'utilizzo esclusivo della soluzione brevettata e dunque dice sostanzialmente "quello che non può fare l'azienda".

In realtà questa visione assai parziale trascura il fatto che i brevetti sono principalmente documenti di natura tecnica e nel loro insieme rappresentano un formidabile "libro di ricette", una miniera di informazioni tecniche liberamente disponibili a chiunque: basta semplicemente saperle cercare correttamente !

Ad esempio, una ricerca brevettuale può individuare soluzioni già note in un certo settore della tecnica dalle quali i progettisti (non i legali !) possono attingere utili spunti come punto di partenza per lo sviluppo di un nuovo prodotto. Questo approccio pone le basi per lo sviluppo di una soluzione nuova ed originale per l'Azienda evitando di partire, come spesso accade, "dalla scoperta della ruota".

La ricerca brevettuale è dunque un elemento importante nel ciclo di sviluppo di un nuovo prodotto o di un progetto innovativo.

Nelle prossime settimane vi presenterò alcuni casi di aziende che effettivamente utilizzano i brevetti per il contenuto tecnico che essi hanno. Mi interessa condividere esperienze sui brevetti ed il ruolo che essi possano avere per accompagnare lo sviluppo di un nuovo prodotto.

Per chi non conoscesse il mondo delle ricerche brevettuali ho trovato un esempio interessante (brevetti sulla bicicletta !) sul sito della Camera di Commercio di Venezia.

In attesa del prossimo post è un buon punto di partenza !

Filippo Ghiraldo f.ghiraldo@bep.co.it

domenica 23 maggio 2010

L'ultimo 5%


"We concentrate on detail, because the last 5% is often the difference between success and failure."
La filosofia Cannondale (
qui)

Ogni prodotto è fatto da migliaia di dettagli che devono essere progettati in modo da realizzare una user experience vincente.
Come nel mondo dello sport la differenza tra vincere e perdere si gioca spesso sui centesimi di secondo, così in un mercato in cui vi è ampia disponibilità di prodotti simili, qualche dettaglio trascurato può fare la differenza tra un prodotto ottimo ed uno mediocre.
L'unico modo per realizzare prodotti vincenti è dunque quello di definirne i requisiti in modo dettagliato, coerente e preciso (sharp) prima di iniziare la progettazione. Tutto quello che non è definito o è ambiguo verrà infatti deciso dai progettisti durante la progettazione con obiettivi, sensibilità e criteri diversi, penalizzando sicuramente la user experience complessiva.

E' dunque necessario dedicare la massima cura alla definizione del prodotto prima di iniziarne la progettazione ed è utile seguire un metodo strutturato in questa fase iniziale dello sviluppo.
Esistono molti di questi metodi (ad es. QFD, voice of customer, conjoint analysis, ...) ed ogni azienda utilizzerà quello che sente più vicino al proprio modo di operare.

Nella mia esperienza vedo che è molto efficace utilizzare i seguenti passi:
- Analisi dell'esperienza di utilizzo del prodotto, per identificare i bisogni ed i desideri dei clienti partendo da come il prodotto verrà utilizzato (si veda:
Un semplice strumento per definire la user experience);
- Costruzione dell'albero delle funzioni e delle emozioni del prodotto, per strutturare ed organizzare quello che il prodotto deve "fare" per gli utilizzatori e le emozioni che deve suscitare (si vedano:
Ideare un nuovo prodotto o servizio vincente: l'albero delle funzioni e Ideare un nuovo prodotto o servizio vincente: l'albero delle emozioni);
- Definizione dei requisiti di prodotto, per definire il prodotto in modo completo e preciso prima di iniziare la progettazione.




Nei prossimi post descriverò in modo sistematico ed ordinato i tre passi necessari per definire un prodotto o un servizio vincente.

Maurizio Scabbia (maurizio.scabbia@gmail.com)


domenica 16 maggio 2010

Lasciati orientare!


Da Italia Oggi del 05 Aprile 2010

La situazione di complessità che caratterizza l’attuale mercato delle professioni rende preziosa l’attività di assistenza e sostegno realizzata tramite alcuni servizi di consulenza specializzata. L’orientamento ha la funzione fondamentale di garantire all'utente la possibilità di porsi in maniera ottimale di fronte ad una scelta, sviluppando capacità di auto – analisi e di valorizzazione del proprio bagaglio di competenze e imparando a gestire in maniera ottimale gli strumenti di candidatura (curriculum, lettera di presentazione, tecniche di gestione del colloquio di selezione).
Gli incontri di orientamento professionale potranno svolgersi in un contesto di gruppo e rientrare, ad esempio, in programmi ad ampio respiro, finalizzati al ricollocamento di persone inoccupate o “espulse” dal mercato del lavoro, se i destinatari presentino delle problematiche comuni, oppure potranno essere di tipo individuale: in quest’ultimo caso, il bisogno orientativo della persona sarà analizzato e troverà risposta, generalmente, mediante due o più incontri con il consulente che dovrà “tarare” il percorso da compiere insieme.
La prima tappa fondamentale consisterà nel sollecitare l’auto - valutazione, invitando l’utente a mettere in evidenza i propri punti di forza e a trovare opportune soluzioni relativamente ad eventuali lacune.
Saranno, successivamente, raccolte informazioni inerenti il mercato locale delle professioni, i settori di attività e le tendenze nell’immediato futuro, le opportunità occupazionali in linea con il profilo specifico e i percorsi formativi e/o di specializzazione correlati.
Dalla comparazione tra il proprio bilancio personale e professionale e le opportunità di carriera nel territorio emergeranno determinati obiettivi, motivazioni e, dunque, una specifica direzione di ricerca da seguire.
Il confronto con l’operatore promuoverà lo sviluppo dell’identità professionale e spronerà i destinatari dell’intervento alla differenziazione nel proporsi e alla sistematicità nel pianificare le attività da svolgere, i tempi da rispettare, i risultati da raggiungere.

Angelo Boccato – info@angeloboccato.it

mercoledì 5 maggio 2010

"OUR" boat is faster than mine: un esempio estremo di open innovation

Lunedì sera a Pordenone ho avuto l'opportunità di parlare con Giuseppe, ricercatore universitario ed ideatore di The Open Waterbike Project, che ha l'obiettivo di progettare e realizzare "biciclette" acquatiche ad alta efficienza in modo "open".
Intorno a questa idea e partendo da un'architettura di prodotto modulare, Giuseppe ha costruito e fatto crescere una community globale di progettisti, produttori, rivenditori e potenziali clienti. Ogni partecipante ha contribuito in modo assolutamente gratuito con le proprie idee ed i propri studi. I potenziali clienti hanno contribuito alla definizione dei requisiti, i progettisti hanno fornito i disegni di diversi moduli, un'azienda ha realizzato un primo prototipo... e lo sviluppo del prodotto sta proseguendo in modo "spontaneo".

E' molto interessante secondo me chiedersi se e come questo "esperimento" possa essere replicato in un contesto di business più tradizionale.E' chiaro che per ogni azienda poter ottenere collaborazione gratuita da parte di esperti in tutto il mondo sarebbe un grande vantaggio, dall'altro lato l'azienda deve rinunciare sia alla "proprietà" del prodotto ed anche al controllo stretto sui tempi di sviluppo.

Questi esperimenti sono molto importanti perchè anche il software open source sarebbe sembrato impossibile alcuni anni fa.

Che scenari si aprirebbero se per alcuni prodotti ci fossero progetti di questo tipo?
Quale sarebbe il ruolo delle aziende?

Mi piacerebbe sentire le vostre opinioni su questo argomento.
mercoledì 28 aprile 2010

Leader si nasce o si diventa?

Il grande pilota Alex Zanardi, rimasto coinvolto in un tragico incidente, qualche tempo dopo in un'intervista ha detto : "quando mi sono risvegliato senza gambe ho guardato la metà che era rimasta, non la metà che era andata persa!"


E' difficile dire se lui, come molto altri grandi uomini, siano nati leader o lo siano diventati dopo avvenimenti particolari nella loro vita, certo è che ad un certo punto trovandosi davanti ad un decisione hanno scelto di "lead"....guidare, trainare, dirigere! E per essere LEADER spesso si comincia con il guidare, trainare, dirigere sè stessi attraverso decisioni che inevitabilmente orientano il nostro destino e ci conferiscono una forza, una luce, un'energia che trasuda e contagia. E allora si crea LEADERSHIP anche sugli altri.


Anthony Robbins diceva che è nel momento delle decisioni che si crea il proprio destino. Ed io, umilmente, aggiungerei che è nel CORAGGIO delle decisioni che si crea la LEADERSHIP. E se dovessi rappresentare questo concetto, lo farei con questa immagine...







Esistono certamente delle qualità nelle persone che possono determinare una LEADERSHIP innata, ma molte di queste, sono semplicemente delle capacità che possono essere apprese e interiorizzate fino a farle diventare delle qualità proprie.


Chiudo questo breve post sulla LEADERSHIP con delle bellissime parole pronunciate da Nelson Mandela nel 1994 nel suo discorso di insediamento: "La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati. La nostra paura più profonda è di essere potenti oltre misura. E' la nostra luce, non il nostro buio, che ci fa paura. Nel momento in cui permettiamo alla nostra luce di splendere, noi inconsciamente diamo agli altri il permesso di fare lo stesso. Nel momento in cui siamo liberi dalla nostra paura, la nostra presenza automaticamente libera gli altri."


Grazie per la Vostra attenzione...e per ogni commento che arricchirà questo post!
martedì 20 aprile 2010

Il colloquio di lavoro - quali e quante parole


Per affrontare con successo un colloquio di lavoro è indispensabile ricordare che esso non ha un “iter” prestabilito e che, una volta raccolte alcune informazioni fondamentali, al selezionatore interesserà soprattutto capire quale sia il nostro modo di ragionare, di esprimerci, i nostri valori e le nostre aspettative rispetto alla posizione offerta.

La regola da seguire sarà, quindi, il non vivere questo momento come fosse un interrogatorio, rispondendo meccanicamente alle domande, ma il saper instaurare un confronto con il nostro interlocutore, esprimendo, ad esempio, opinioni su noi stessi o su ciò che ci circonda o destando il suo interesse riguardo ai nostri progetti e al modo nel quale intendiamo raggiungerli.

Non dobbiamo indurlo a farsi un’opinione mediocre di noi, fino ad arrivare a considerarci persone prive di iniziativa o di curiosità, che non motivino e non sviluppino le proprie posizioni per l’eccessivo timore di “sbagliare”!

Sarà bene chiarirsi ciò che può apparire ambiguo, ancor prima che ci venga richiesto, anziché scivolare in un “pericoloso” silenzio o trovarci ad annuire di fronte ad affermazioni delle quali non avremo compreso appieno il significato.

Potrà accadere, infatti, che il selezionatore utilizzi una specifica terminologia esclusivamente tecnica e che quest’ultima contribuisca ad allontanarci “psicologicamente” l’uno dall’altro.

Se, da un lato, sarà nostro compito quello di prepararci al colloquio avendo approfondito un vocabolario aziendale essenziale (per lo meno per quanto concerne il nostro campo di interesse e/o di attività), nulla ci vieterà di domandare “esattamente cosa intende per..?” se qualcosa dovesse comunque apparirci poco chiaro od equivoco.

I toni “sfumati” e l’equilibrio, in particolare durante un primo incontro di selezione, saranno in genere i più apprezzati: attenzione dunque al non “sfoderare” giudizi ed affermazioni eccessivamente “forti” o originali!

Anche il “quanto” parlare avrà un suo peso: la sintesi è una dote che l’azienda sicuramente apprezzerà in quanto indicativa del possesso di un metodo, di capacità logiche ed espressive.

Esercizi di Parkinson

images[3] Nella gestione del tempo, l’applicazione delle leggi di Pareto e di Parkinson possono portare a risultati incredibili, come Timothy Ferriss ha provocatoriamente dimostrato con il suo “4 ore alla settimana”.

Iniziare ad applicare in modo pragmatico le leggi è però difficile, soprattutto nelle attività quotidiane. Vediamo un esercizio interessante per Parkinson, di cui ricordo l’enunciato:

“Il lavoro si espande fino ad occupare tutto il tempo disponibile; più è il tempo e più il lavoro sembra importante e impegnativo.”

Cyril N. Parkinson

Per esercitarsi procuratevi un timer (se volete qui trovate il software che uso personalmente: è semplice, gratuito ed efficace) e seguite il seguente PDCA:

PLAN:

  1. decidete qual’è il tempo corretto per svolgere la vostra prossima attività;
  2. avviate il timer e settatelo con il tempo deciso;

DO:

  1. avviate il timer e svolgete l’attività;
  2. cercate di rispettare il tempo deciso o di metterci meno;
  3. evitate distrazioni ed interruzioni;
  4. finite l’attività;

CHECK:

  1. quanto tempo ci avete messo ?
  2. avete sottostimato il tempo ? è stato veramente necessario il tempo in più ?
  3. avete sovrastimato il tempo ?
  4. quali sono state le interruzioni che vi hanno distratto ?

ACT:

  1. è possibile o corretto metterci meno tempo la prossima volta che svolgerò questa attività ?
  2. come evitare le distrazioni che mi hanno interrotto ?
  3. posso automatizzare dei passaggi dell’attività per diminuire il tempo ?

Buon lavoro …..

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